Cappuccino in the Clouds
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Barcellona in tre giorni. Vamos?

Il primo uomo in assoluto che mi ha fatta innamorare della città catalana è un uomo che ho incontrato diverse volte negli anni. La prima volta avevo meno di vent’anni, poi l’ho rincontrato un paio di anni dopo, e poi di nuovo in questo periodo. L’ho incontrato mille e mille volte nei suoi libri, non a caso è l’autore spagnolo più amato dopo Cervantes. Sto parlando di Carlos Ruiz Zafòn, che ha descritto meravigliosamente Barcellona, in tutta la sua splendida verità. 
 
 
“Considero le città come organismi, come esseri viventi. Per me, Madrid è un uomo e Barcellona è una donna. Ed è una donna estremamente presuntuosa.”
 
 
Siccome sono una maledetta perfezionista, e siccome la mia più grande ispirazione è stato Zafon durante tutto il mio viaggio, ho deciso di impostare tutta questa sorta di guida come se fosse un racconto, diviso in due capitoli: “Posti da vedere”, e “Come muoversi a Barcellona e prenotare le attrazioni” facendo riferimento alla mia personalissima esperienza, filo conduttore della guida. 
 
 
COSA VEDERE A BARCELLONA
 

 

Non vi sembra di essere nella sigla di Sherlock? Invece questo è lo skyline di Barcellona, con la sua teleferica, la Sagrada Familia, la Cathedral, la statua di Colombo e la torre Agbar. Ho amato Barcellona al primo sguardo, alla prima calle, al primo respiro che ho fatto sulla Rambla. Ci ho pensato, ripensato e ripensato in questi giorni, trovare una parola sola per descrivere questo scorcio di mondo che si affaccia come noi sul Mediterraneo non è semplice. Siamo così simili ma così diversi. Cercherò di raccontarvi lentamente, con attenzione la mia esperienza, raccontandovi storie, cultura, tradizioni e sentimenti di una città che ha un passato travagliato, e ha dato i natali a personaggi che brillano a distanza di secoli ancora come punte di diamante incastonate nella stessa città. Cercherò di darvi tutti quei consigli che avrei voluto ricevere io, per vivere al meglio questa esperienza, cosa che francamente, nonostante i giorni precedenti di preparazione, non sono riuscita a vivere a pieno. Tenete presente una cosa. Ho deciso di arrivare a Barcellona dal mare, con la Grimaldi, quindi ho avuto un incontro con la città frontale. Se invece decidete di prendere l’aereo, come farò sicuramente io la prossima volta, attenzione già al primo dettaglio: Barcellona è una scacchiera, i quartieri descrivono tanti quadratini che vengono chiamati dai locali “manzane”. Su questo però ci ritorno più tardi e vi spiego che storia folle c’è dietro il quartiere più chic di Barcellona. 
 
 

1. LA COLLINA DEL MONTJUIC

 Questo in foto è il belvedere del Montjuic. Il primo giorno in Spagna è stato veramente intenso, ci siamo messi subito in marcia, con l’obiettivo di vedere quante più cose possibili nel poco tempo che comunque avevamo. Abbiamo optato, per il primo giorno, per la soluzione pullman e cammino a piedi, grazie anche all’aiuto di Marina, una donna del posto che ci ha fatto da guida quella mattina e ci ha accompagnato a vedere alcuni dei posti più caratteristici. La prima cosa che ci ha mostrato è stato proprio il Montjuic. Si arriva a 173 metri di altezza sul livello del mare, e si arriva in quello che viene definito “Il polmone verde di Barcellona”. Il parco è splendido, ricco di giardini e fontane, e troverete anche qualche artista di strada che decide di mostrare la sua arte lì. Il panorama che si gode dalla collina mi ha ricordato tantissimo il nostro castel Sant’Elmo. Anche qui, come a Napoli infatti, trovate sull’altura un castello, visitabile, che offre la vista di tutta la città e del parco.
In catalano “Montjuic” significa “Monte degli Ebrei”, prende il nome dalla presenza di un cimitero ebraico di epoca medievale, visibile dal porto appena si arriva. Per gli appassionati di Zafon, è qui che è sepolta la mamma di Daniel Sempere. 

Ai piedi del Montjuic una volta ridiscesi, trovate i vecchi padiglioni dell’esposizione universale del 1929. Prima di tale anno infatti, il Montjuic era una grossa distesa di..niente. Barcellona era piccola, cresceva tutta intorno alla vecchia Barcino, la parte medievale e più antica della città. L’expo del 1929, così come quello del 1888 furono due grosse occasioni per dimostrare all’Europa che la Spagna esisteva, che Barcelllona esisteva. Il 1929 vede la nascita della Barcellona turistica che conosciamo oggi. 

In foto sopra, il giardino del Montjuic e il “Palau Nacional” palazzo in cui veniva rappresentata la Spagna durante l’esposizione del 1929. Ai suoi piedi, la Fontana Magica. 

​Se siete in Spagna di venerdì/sabato andate assolutamente a guardare, di sera, uno dei suoi spettacoli. La Fuente Magica non è altro che uno spettacolo d’acqua con luci e musica, davvero molto suggestivo. Generalmente iniziano alle ore 21. Siamo ormai scesi dal Montjuic, ed ecco che appare la Plaça d’Espanya. Nel centro della piazza si trova quella che invece viene chiama la Font Magica, progettata da Josep Maria Jujol, in omaggio all’acqua. Ogni gruppo scultoreo rappresenta uno dei mari e degli oceani che bagnano le coste spagnole: il Mediterraneo, l’Atlantico, il Mar Cantabrico. Tutta la piazza risale al ’29, e fu costruita sempre in occasione dell’esposizione. Sempre a Plaça d’Espanya, c’è una vecchia Arena dove avvenivano le corride. In Catalogna i giochi sono banditi dal 2011, ma trovate ancora in piedi le vecchie arene. Alcune sono state trasformate in centri commerciali, altre sono state dichiarate storiche e sono rimaste intatte, ma per fortuna senza tori. 

 
2. ARCO DI TRIONFO

Se l’Esposizione del 1929 ha visto nascere plaça d’Espanya e tutto la bellissima zona del Montjuic, quella 1888 regalò alla città uno straordinario arricchimento della zona del Born e del Parco della Cittadella. E’ qui infatti che si trova l’Arco di Trionfo catalano. Marina ci raccontava che quest’arco è speciale. Non commemorava nessuna battaglia, nessuna guerra, nessuna vittoria militare. E’ un arco che celebrava il progresso artistico, lo sviluppo scientifico ed economico che in quegli anni stavano per arrivare in città grazie all’esposizione universale. Riuscite a pensare a una vittoria più bella? Il parco della cittadella è bello, vale la pena passeggiare in questa zona verde, ma per chi è appassionato di fotografia, architettura e così via, una passeggiata sotto l’arco è veramente d’obbligo. L’Arco aveva la funzione di ingresso all’Esposizione Universale. 

3. CASA BATLLO – CASA MILA

Sicuramente uno dei personaggi che ha fatto la storia di Barcellona è stato Gaudì. Vi posso anticipare che ad oggi, non è possibile visitare la sua prima casa privata realizzata, Casa Vicens, in quanto è sottoposta a lavori di ristrutturazione. Vi lascio immaginare il sommo dispiacere con cui sono arrivata a destinazione e mi sono trovata davanti ai miei occhi un’impalcatura impenetrabile. Detto questo però si possono comunque visitare le altre meravigliose opere che l’architetto ci ha lasciato in eredità, come ad esempio Casa Batllo, Casa Mila, i lampioni di Plaça Reial, Parc Guell e la Sagrada Familia. Andiamo per gradi e con ordine, in modo da farvi conoscere brevemente l’avvincente storia di questo strano personaggio.

Partiamo però da un Gaudì che è ormai già un architetto affermato, ha costruito già casa Vicens, si sta facendo strada a Barcellona diventando uno dei più popolari architetti dell’epoca. Proprio in quel periodo gli viene commissionata la riprogettazione di un blocco di appartamenti situata a Passeig de Gracia, appartenenti al facoltoso industriale Josep Batllo. Il risultato finale del lavoro di Gaudì per l’industriale è casa Batllo, grande capolavoro di architettura e design. Si pensa che Gaudì si sia lasciato ispirare dalla leggenda di San Giorgio e il Drago per disegnare la facciata della casa. 
“Per tenere lontano un drago mostruoso che devastava la città libica di Selem, gli abitanti offrivano in sacrificio al drago delle giovani vergini, in modo da tenere sempre a bada l’ira del mostro. Un giorno però viene estratta a sorte la figlia del re. In quel momento compare San Giorgio, che affronta il drago e lo sconfigge, uccidendolo con la sua spada e salvando la giovane da un triste destino.”
Tutto della casa sembra richiamare questa leggenda. Le colonne che sorreggono i balconi sembrano le ossa snelle delle povere ragazze sacrificate, i balconi sembrano essere i crani delle vittime, a formare una sorta di ossario. Non a casa il soprannome della casa è “Casa delle Ossa”. Portando lo sguardo verso l’alto poi, si intravede un trionfo di colori sul tetto, che ha una forma ondulata e morbida. Il tetto sembra la schiena del drago morente, ferita mortalmente dalla spada di San Giorgio, e resa estremamente verosimile dalla tecnica del trencadis usata da Gaudi per ricreare le squame del drago. L’architetto infatti usa mattonelle rotte, le riutilizza e ridà loro nuova vita, in un complesso gioco di colori, forme e inclinazioni per catturare al meglio la luce. E la spada? Quasi complicata da scorgere, è il comignolo del tetto, con la croce a sei punte che fa da impugnatura e sembra penetrare nel dorso del grande mostro.
Entrare a casa Batllò è certamente un’esperienza da fare. Andando di primo mattino non abbiamo trovato file sconvolgenti, abbiamo fatto il ticket e siamo entrati nel giro di una ventina di minuti. Ci hanno fornito uno smartphone e delle cuffie per poter vivere a pieno l’esperienza grazie alla realtà aumentata. La casa infatti è di proprietà privata, e viene mantenuta solo grazie al costo dei biglietti, la trovate svuotata dai mobili, ma grazie alla realtà aumentata potete vedere esattamente come si presentava ammobiliata. 
Anche all’interno della casa sembra continuare la leggenda di San Giorgio e il drago: se dall’esterno si vede la schiena del mostro, una volta entrati sembra di essere all’interno dello stesso. La scala principale che porta ai piani superiori sembra richiamare la spina dorsale dell’animale, con le sue linee sinuose, tutta in legno di rovere. Salendo poi per i vari piani sembra di addentrarsi in un mondo sottomarino. L’azzurro regna sovrano nel cortile interno e nella tromba delle scale, illuminata grazie al lucernario. Gaudì crea un gioco di colori spettacolare inserendo ceramiche più scure in alto, dove c’è molta luce grazie alla vicinanza al lucernario, e mattonelle via via più chiare man mano che ci si allontana dalla sorgente luminosa. Lo stesso espediente lo ricrea per le finestre, che si presentano piccole nei piani superiori, dove c’è bisogno di meno luce, e via via più grandi nei piani inferiori. Al primo piano è un tripudio di vetrate, dove il signor Batllò riposava e aveva i salotti e i saloni, sia da pranzo che ricreativi. Gaudì ha curato ogni piccolissimo aspetto di questa casa, in modo che potesse essere estremamente eccentrica, bella ma vivibile al massimo: dal sistema di aerazione delle porte e finestre, che ricorda le branchie dei pesci, alle maniglie disegnate da lui stesso affinchè avessero la massima ergonomia, passando agli archi paraboloidi dell’ultimo piano dove alloggiava la servitù. Casa Batllò è un miscuglio meraviglioso di design, intelligenza e ottima manovalanza. 
Erano anni di benessere, in cui gli architetti in Spagna sembravano fare a gara a chi disegnasse le opere più belle e stravaganti, delineando quello che venne chiamato “Modernismo Catalano”. Quando il signor Mila si sposò, colpito dalla bellezza del lavoro di Gaudi con casa Batllo, chiese anch’egli all’architetto di occuparsi del suo palazzo, dandogli la massima libertà, nessun limite economico, solo la condizione di creare qualcosa di straordinario. I lavori cominciarono subito, Gaudì già in quel periodo era molto religioso, e attribuì alla casa una profonda religiosità: si notano le scritte “Ave Maria gratia plena”, la rosa, e la M della vergine del Rosario. La casa era però come sempre ispirata alla Natura, sembrava una cava di pietra, una parete di montagna scavata ed erosa dall’acqua, da qui il nome dispregiativo con coi all’epoca fu chiamata La Pedrera. 
La sua forma armoniosa e ondulata rispecchia la convinzione di Gaudì: 
 
 
“La retta è la linea degli uomini, la curva è la linea di Dio”. 
 
 
I lavori comunque furono lunghi, estenuanti, accentuarono i malumori tra Gaudi e il signor Mila. La rottura finale si ebbe quando furono tolte le impalcature e Gaudi dichiarò di dover ancora completare l’opera, ponendo sulla sommità del tetto una statua della Vergine con gli arcangeli. Il signor Mila non accettò, e già scontento della Pedrera, chiuse definitivamente i rapporti con Gaudì il quale, deluso e amareggiato, non prenderà mai più incarichi civili per privati, decidendo di dedicarsi completamente solo alla Sagrada Familia. Una volta conclusa la visita a Casa Batllò, non abbiamo proprio tentato la visita a casa Mila, c’era una fila ormai lunghissima, eravamo sprovvisti di ticket e quindi abbiamo deciso di tentare di nuovo alla Sagrada Familia, a costo di fare anche la fila di una giornata intera. E qui viene il bello. 
4. SAGRADA FAMILIA
Non si può andare in Spagna e non visitare il Tempio Espiatorio della Sagrada Familia. A tal proposito, propongo una descrizione che ne fa Zafon tramite uno dei suoi personaggi:
❛ Senza meta prefissata, i miei passi mi guidarono fin su al cantiere del tempio della Sagrada Familia. Da piccolo, mio padre a volte mi aveva portato per contemplare quella babele di sculture e porticati che non riusciva mai a spiccare il volo, come se fosse maledetta. Mi piaceva tornare a vederla e verificare che non era cambiata: la città non smetteva di crescerle attorno. Ma la Sagrada Familia rimaneva in rovina dal primo giorno.❜
 
E’ certamente la più importante opera di Gaudi. Dopo la delusione della Pedrera si dedicò anima e corpo alla Sagrada Familia, dove andò persino a vivere fino alla fine dei suoi giorni, lasciando definitivamente la sua abitazione a Parc Guell. Qui ha vissuto i suoi ultimi anni e qui è sepolto, nell’opera che gli ha dato e tolto ogni cosa, il tempo e anche la vita. Uscendo dal suo cantiere, sporco e impolverato, stanco e pensieroso, fu investito dal primo tram installato a Barcellona, morendo tra i mendicanti e senza soccorsi, scambiato per un barbone. Viene chiamato da tutti l’Architetto di Dio, proprio lui che non osava mai rapportarsi a quel Dio in cui credeva. Quando la Sagrada Familia sarà conclusa, nel 2026, centenario della morte del suo architetto, sarà alta 170 metri, tre metri più bassa del Montjuic, per volere dello stesso architetto, che dichiarò testualmente:
 
❛ Il lavoro non può superare quello divino, quindi la Sagrada Familia sarà alta 170 metri, tre metri meno dell’altezza della collina di Montjuïc.❜ 
 
La facciata esterna è pensata per raccontare il tre momenti cardine della vita di Cristo: Natività, Passione e Resurrezione, orientati esattamente a Est, Mezzogiorno e Ovest, seguendo il cammino del sole durante il giorno. Ci saranno diciotto torri in totale, una per ogni apostolo; al momento sono presenti le quattro che rappresentano gli evangelisti, e infine, la più alta, il Salvatore. Al momento mancano gli ultimi 30 metri al di sopra della gru più alta per raggiungere l’altezza stabilita. Tutto il tempio è una grande rappresentazione della filosofia progettuale di Gaudì: la natura è la più grande maestra, l’unica a cui Gaudì si sia mai ispirato nella sua carriera, e la Sagrada è il suo bosco. 

 

Ho potuto visitarla purtroppo solo esternamente, in quanto sono stata in Spagna durante la settimana santa. Non c’era la possibilità neppure di fare la coda chilometrica sotto al sole, che già i primi di aprile era un bel sole caldo. Siamo dovuti andare via a mani vuote, senza poter entrare. Per poter entrare, era richiesta la prenotazione online la settimana prima per quella successiva. Insomma, capite perchè vi dico che è fondamentale prenotare tutto? Oltre al fondamentale aspetto di recuperare tempo prezioso ed evitare code infinite, c’è anche l’aspetto comodità: evitare di fare una scarpinata a vuoto e rischiare di non poter entrare. 
Ultimo Consiglio, questo fondamentale. Raggiungete la Sagrada Familia in metropolitana, c’è proprio la fermata “Sagrada Familia” , uscite dalla metro e cercatela. Chi c’è già stato capirà immediatamente, chi ci andrà e seguirà questo piccolo consiglio credo mi ringrazierà. E’ fondamentale per capire il peso di questo monumento. 
5. LA CATHEDRAL
Ormai si sono fatte le 17, abbiamo visitato la mattina rapidamente il Montjuic, abbiamo passato una bella ora a Casa Batllo, abbiamo visto solo esternamente casa Mila e purtroppo anche la Sagrada Familia. Mangiamo una cosa al volo, e decidiamo di avventuararci per le Ramblas, e di trovare la Cattedrale della Santa Croce. 
Siamo nel cuore del Barrio Gotico, il quartiere medievale di Barcellona. La Cattedrale della Santa Croce è una chiesa antica, le sue fondamenta sono romane, e su queste poi, nel 1046, dopo la distruzione da parte dei Mori, fu ricostruita come si presenta oggi. 

 



E’ una chiesa gotica, sembra quasi di entrare a Notre Dame de Paris: gargoyle, guglie altissime e navate buie e molto alte, illuminate solo dai grandi rosoni e dalla cupola posta quasi si all’ingresso. E’ una chiesa ricchissima, in cui si trovano una trentina di cappelle laterali splendide, ricche di ogni genere di forma d’arte. La visita è gratuita dopo le ore 17, mettetevi buoni in fila e attendete in piazza che vengano aperte le porte. E’ invece a pagamento la visita ai terrazzi, da dove potete ammirare le guglie e il panorama splendido della città. 
 
 
6. BARRIO GOTICO

 

E’ questo il cuore più vecchio di Barcellona, che batte ancora con i rintocchi di un tempo andato, in cui la stessa Barcellona ancora non esisteva. Esisteva un piccolo castrum romano, chiamato Barcino, chiuso tra mura che resteranno in piedi per secoli, a causa di un ordine che vietava di costruire oltre le mura. E’ qui che si trova la chiesa della Santa Croce e un dedalo diviuzze che sfociano in una moltitudine di piazze. Io per prima no le ho viste tutte, a causa delle continue soste in questo o quel vicolo, dove trovate artisti di strada, intrattenimento e architettura gotica che di sera francamente mi ha messo i brividi. Da visitare assolutamente però, perchè è qui che trovate i pub più estrosi, il museo delle cere e Plaça Reial, in cui sono presenti i lampioni disegnati da Gaudi, che sembrano, di sera, essere vivi oltre che illuminati. Restando nel Barrio, in cerca di un locale dove mangiare qualcosa e passare la serata, infilatevi nei vari vicoletti, e perdendovi cercate un locale che si chiama “Il bosco delle Fate” (prima di perdervi, cercate su TripAdvisor, non perdetevi veramente, e occhio sempre ad eventuali borseggiatori) . E’ un posticino veramente particolare, scoperto grazie a una ragazza su Instagram. I vostri consigli non sono mai stati più preziosi. 
 

Io e voi abbiamo una chiacchierata in sospeso. Non mi sono dimenticata, semplicemente nel mentre c’è stata la vita. La solita routine quotidiana fatta di problemi, impegni, scadenze. Però non ho dimenticato, sedetevi, riprendiamo il nostro viaggio a Barcellona da dove l’avevamo terminato.

Ci mancava il meglio nel mio precedente articolo, ovvero:

PARC GUELL

Stiamo parlando di uno dei Patrimoni Unesco signori, volevo soltanto ricordarvelo. Fino a pochi anni fa era gratuito, ora è a pagamento, si dice che siano stati i catalani a spingere affinchè diventasse patrimonio dell’umanità e a pagamento. Come? Si dice, sempre, non ho confermato questa cosa, che gli abitanti rompessero di proposito le ceramiche del parco. E’ un parco di Gaudì, come tutti sanno sicuramente, che era stato voluto fortemente dal signor Guell: quest’ultimo voleva creare una città giardino a nord di Gracia, il quartiere bene di Barcellona, dove si potesse vivere a contatto con la natura in un contesto particolarissimo. Ma l’idea di Güell non riuscì a decollare: nessuno era interessato a comprare una villa in una zona così remota di Barcellona. L’unico che comprò una villa fu proprio Gaudì, che ci ha vissuto per brevissimo tempo, per poi trasferirsi nel cantiere della Sagrada Familia.

Qui ho preso il secondo epico “bagno” catalano. Dopo la magra, magrissima esperienza alla Sagrada Familia (tornare a questo articolo per leggere) qui si ripete la stessa situazione. Eravamo disposti a fare una fila immensa sotto al sole delle tre del pomeriggio, il e il povero Vincenzo, pur di entrare e visitare il parco, ma ahimè, sempre Semana Santa, sempre folla ovunque, e non si poteva entrare di nessuna maniera. Qui dovrei fare una prima precisazione. Il parco è diviso in due zone, la prima è gratuita, si può entrare e visitare tranquillamente. C’è poi la seconda parte, più spettacolare, detta appunto Monumental a pagamento, il biglietto costa solo 7 euro, ed è prenotabile online. Consiglio anche qui spassionatamente di prenotare, per non fare la mia tristissima fine e sopratutto quando inizia l’estate, per evitare file immense sotto al sole. Credetemi, ammesso che possiate mettervi in fila, non è una cosa gradevole. Sono molto fiscali, fanno entrare soltanto 800 persone all’ora, conviene prenotare ed essere puntali, in modo da vivere l’esperienza con calma e a pieno. Una volta usciti dalla parte Monumental non si può rientrare, quindi occhio al giro che fate. Io ovviamente ho potuto visitare solo la parte gratuita, vi lascio immaginare il mio disappunto. Ero andata in Spagna principalmente per Parc Guell.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA BOQUERIA
Di questo posto in particolare, devo ringraziare Quella Claudia, proprio quella Claudia lì di instagram, che è un cuore e appena seppe che andavo a Barcellona mi stilò una lista di posti che le erano piaciuti e di cose da portare/non portare (ansia da fotografia. Mi volevo portare quintali di attrezzatura. Ho ascoltato il suo consiglio, viaggio leggero e mi sono trovata bene, nonostante il mio 18-55 che ormai è diventato un croce, ma questa è un’altra storia).

 

 

Non ho inserito in nessuno dei due articoli la Rambla, mi sembrava OVVIO che vanno visitate tutte le Ramblas di Barcellona, la principale è sicuramente fantastica, è un tripudio di chioschi, bancarelle, artisti di strada. C’è un posticino però, sulla destra scendendo verso il monumento a Colombo, che non potete non notare: è dove c’è più gente, i colori si fanno rumorosi e la gente chiassosa. E’ il mercato della Boqueria. Imparate: per capire un Paese dovete camminare come se foste anche voi uno Spagnolo, mangiare quello che loro mangiano. (Io sono andata anche ad infiltrarmi in un paio di supermercati della zona del El Puxtet, dove alloggiavo, sono un po’ strana, lo so, ma anche questo fa parte del gioco, uscire anche dai panni del turista per scoprire la parte quotidiana del Paese che visiti).

La Boqueria è il mercato più famoso di Spagna e il più grande della Catalogna. È anche uno fra i mercati più antichi,nato alle porte della città nella piana del Plan della Boqueria (che oggi è una piazzetta di fronte all’attuale mercato) per non pagare le tasse sulle merci. La Boqueria rispecchia a pieno la mia idea di cibo,spesa e cucina. Si trova di tutto, dalla frutta,al pesce ai cuoppi di carne. (Si gli Spagnoli sono proprio cugini carnali nostri, accuoppano ogni cosa 😂). Si fa la spesa, o si decide di comprare un cuoppo, tagliate di frutta, frullati, oppure di sedersi ad uno dei banconi e mangiare così. Frienno magnanno, che poi è per me la cosa più bella in assoluto. La Boqueria è un esplosione di colori, di cibi, abbiamo trovato razze di pesci che qui sono anche abbastanza rare, ci siamo fermati a mangiare un cuoppo, a bere uno dei famosi frullati diventati il simbolo della Rambla e siamo usciti dal mercato estasiati, che era ormai quasi tardi pomeriggio. Pronti a fare un giro più ampio e godere di un’altra caratteristica della città catalana..

I PALAZZI
Tutto è arte a Barcellona, ma proprio tutto tutto. Il secondo grande consiglio che mi sento di dare agli appassionati di fotografia che visitano la Spagna è : guardatevi attorno, non distraetevi mai, guardate ovunque, anche dove non vi aspettate di trovare niente. E’ lì che succede la magia, e trovate la seconda grande forma d’arte spagnola. Quella urbanistica. 
 

I palazzi in Spagna hanno storie, portano nomi inusuali e conservano le glorie di tanti grandi uomini del Paese, che si sono fatti una fortuna grazie al loro semplice talento o alla fortuna. E poi hanno sperperato tutti in palazzi maestosi. Guardate ovunque. Un palazzo che io non ho fatto in tempo a visitare ma vi consiglio assolutamente è la Casa de Les Punxes , la casa delle Pulci, edificio progettato dall’architetto modernista Josep Puig che si trova sull’Avigunda Diagonal, ed è Monumento Storico Nazionale. Non si può visitare l’interno se non sbaglio, ma è troppo inusuale e merita uno sguardo.

 

 

 

 

Parliamo ora di una parte più tecnica, ma per me fondamentale. Se avessi fatto quello che sto per consigliarvi, il mio viaggio avrebbe avuto una spinta maggiore e sarebbe stato veramente pazzesco, avrei potuto fare molto di più in molto meno tempo e soprattutto con molto meno stress. Il tutto nello stesso tempo. Sia chiaro. Vi ho parlato spesso di prenotare, di spostarvi e quant’altro. Anche su questo sono stata sprovveduta.

METRO

Ho scelto la metro per i miei spostamenti, e fatto i ticket ai totem (1 corsa = 1 euro). Barcellona è divisa in zone, tutta la Barcellona turistica è compresa nella zona 1.

Io optai per il biglietto t-10 viaggiando col mio fidanzato. Costa 10 euro appunto ed è valido per 10 viaggi, si compra direttamente ai totem, che sono molto semplici da usare. La cosa comoda è che sono multipersonali, infatti il mio biglietto t-10 l’ho diviso con Enzo, visto che viaggiavamo insieme, basta semplicemente obliterarlo due volte, in modo da indicare che copre anche il viaggio del vostro accompagnatore. Vi verranno marcati tutti e 10 i viaggi che farete, con ora e data. In realtà però siccome ci siamo spostati tantissimo con la metro, un solo t-10 non è servito a nulla, ne abbiamo dovuti fare uno a testa per spostarci per tutti e tre i giorni, per un totale di 20 euro solo per muoverci dentro la città. Comodo si, però ci sono altre soluzioni, più pratiche, soprattutto se si vogliono visitare tante attrazioni. Esistono infatti biglietti e convenzioni proprio per i turisti, come ad esempio.

 

HOLA BCN

E’ proprio l’abbonamento per i turisti. Esiste da 2, 3, 5 giorni. Ovviamente con l’aumentare dei giorni aumenta il costo dell’abbonamento. Sono inclusi  la metro e il bus 46 che vanno dall’aeroporto al centro della città (l’aeroporto infatti è l’unica cosa che non fa parte della Zona 1. Dovreste fare un biglietto a parte, con la Hola risparmiate questa seccatura).
La potete comprare online dall’Italia, e una volta arrivati la potete ritirare o all’Aeroporto oppure a Piazza Catalunya. Se non sbaglio 5 giorni costa una 30ina di euro, quindi vi rendete conto di quanto sia effettivamente conveniente rispetto ai t-10. In più non avete lo stress del “O mio Dio, mi sono scadute le corse, devo fare un nuovo t-10” , la Hola ha validità oraria.
Per chi è under 25 come me è assai più conveniente questo abbonamento, non parleremo proprio della BCN Card , perchè in realtà se siete studenti,ho un altro consiglio per voi.

BADGE DELLO STUDENTE
Assolutamente di vitale importanza, prima di partire controllate di avere con voi il vostro Badge universitario o qualsiasi cosa che attesti che voi siete studenti universitari. Mostrando infatti la tessera quando sarete alle attrazioni, otterrete sconti abbastanza vantaggiosi. Prenotate online le singole attrazioni dalle varie pagine ufficiali ( le pratiche sono molto fattibili e veloci, basta stampare l’avvenuta prenotazione e potrete saltare code kilometriche e avere soprattutto la certezza di poter visitare i vari monumenti.)
INFINE..

Come vi ho detto, in Spagna sono scrupolosi,precisi, tenete presente che molti monumenti ormai sono di proprietà privata. Per esempio Casa Mila e’ di proprietà della Chupa Chups. Giusto per farvi un esempio. Questo significa sicuramente avere biglietti più cari, ma allo stesso tempo uno zelo nella gestione dell’opera stessa non da poco. A fronte della spesa vi ritroverete comunque a vivere realtà aumentate, verrete seguiti e guidati lungo le vostre visite oppure vi ritroverete di fronte a opere di una magnificenza e di una grandiosità che richiedono fondi veramente cospicui per essere mantenuti in un certo modo e rendere comunque possibile la visita a MILIONI di persone in tutto il mondo. La Spagna è bella, ci ho lasciato un pezzo di cuore, spero di riuscire a tornare sia per vedere e rivedere quello che non ho potuto, sia per poter visitare altre città. E’ un Paese che ha fatto del progresso e del turismo la sua carta vincente. Il rinnovabile è una realtà da loro: vi troverete macchine ibride ed elettriche ovunque, addirittura i taxi sono quasi tutti elettrici, silenziosissimi. I treni sono “green” ma ugualmente performanti e silenziosi. Le metro sono veloci e ben collegate tra loro. La gente è molto fiscale, ci tiene alle regole, stradali e non. Vi consiglio assolutamente di seguirle, che sia un semaforo rosso o qualcosa in più. Riassumendo, divertitevi!

La mia guida a Barcellona finisce qui, non ho più nient’altro da dirvi se non di fare le valigie e andare a vivere la città più straordinaria, ricca e meravigliosa che io abbia visitato. Sperando che il prossimo viaggio non sia tra due anni alla prossima laurea (perchè francamente ora come ora non resisterei due anni interi senza viaggiare). Spero di poter condividere presto con voi un’altra esperienza del genere. Nu bacione. 

 

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