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Sulla Collina del Vomero: Castel Sant’Elmo

Ancor prima di arrivare ai caselli autostradali di Napoli, è la prima cosa che noti: un castello medievale sdraiato su una collina, che ospita il quartiere più benestante della città, il Vomero. I suoi abitanti sono abituati a viverci accanto, convivere con Storia e Passato come se fossero vicini di casa.

 

E’ un posto che ha una storia antica, di quelle che ci fanno tornare indietro di 700 anni, a quando i Normanni controllavano la città dall’alto. Castel Sant’Elmo ha un passato tumultuoso, è stato preso, assediato, conteso, così come tutta la città di Napoli nei secoli a venire. Addirittura un fulmine si abbattè sul castello distruggendo le dimore dei castellani.
A difesa della città, con una struttura singolarissima, il castello ha una struttura a sei punte per adeguarsi alla forma della collina del Vomero, annovera però nel suo curriculum anche la funzione di carcere. Il silenzio che c’è di primo mattino sembra riecheggiare le sofferenze dei tanti prigionieri durante i moti rivoluzionari, le contese franco-spagnole, il crollo della repubblica.
Ad oggi è un polo culturale, un museo a cielo aperto da cui si può ammirare la città in tutta la sua magnificenza,la vista da quassù è una delle più emozionanti per me. Più volte affacciandomi ho pensato di sentirmi male, non per le vertigini, ma per la meraviglia che a trecentosessanta gradi si estende davanti agli occhi di chiunque salga fin su al Vomero.
Tornando però alla sua funzione di polo culturale, estremamente interessanti sono le opere installate nel 2012 a seguito del concorso,  “un’Opera per il Castello” . Queste ultime sono diventate parte integrante del castello e sono tutt’ora visitabili.

A piazza d’Armi, si trova un orologio, ma non uno qualsiasi. Appare fermo, come il tempo si fosse arrestato sulla collina del Vomero. Se si attende qualche secondo a guardare l’opera, scrutando la bella Capri in lontananza, ci si rende conto di una cosa: le convenzionali lancette, sono delle lame affilate, che denunciano un tempo doloroso e tagliente. All’improvviso, le lancette dell’orologio si animano di un occasionale movimento caotico. Questo movimento rievoca il passato del Castello, porta al presente perchè fa riflettere sullo stato attuale delle cose e conduce al futuro, perchè la riflessione è indotta anche dal movimento delle lame che suggerisce un cambiamento. E’ l’opera vincitrice del concorso. Si chiama “Tempo Interiore” ed è stata realizzata da Rosy Rox.

Spaccanapoli vista dall’alto

 

Capri e Pizzofalcone
Monte di Procida, Procida e un pezzettino minuscolo di Nisida
 

 

 

Capri vista da Castel Sant’Elmo

 

Spaccanapoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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