Cappuccino in the Clouds
Storie di Napoli

A colazione con la Storia: il Gran Caffè Gambrinus

Quando un napoletano è felice per qualche ragione, invece di pagare un solo caffè, quello che berrebbe lui, ne paga due, uno per sè e uno per il cliente che viene dopo. E’ come offrire un caffè al resto del mondo..

Luciano de Crescenzo

 

Ho voluto iniziare così questo racconto di oggi, con una citazione di de Crescenzo che secondo me dice tutto del cuore partenopeo, e di quel caldo legame che lo tiene avvinto al caffè. Sarà proprio lui il protagonista, il caffè, e un luogo in particolare che ho avuto l’onore di visitare.

Quando Marika mi ha contattato qualche giorno fa mi ha detto: “Sarò a Napoli, con Le Colazioniste, per parlare del Gran Caffè Gambrinus, sei dei nostri?” 

A sentire questa proposta sono iniziate le risatine isteriche, gli occhi a cuoricino e la frequenza cardiaca a diecimila. Devi sapere che il caffè a Napoli non è semplicemente una bevanda, è un rito. E io ero stata invitata a consumarlo nelle stanze del suo tempio più bello e antico.

Il Gambrinus non è un bar qualsiasi di Napoli, è una realtà storica vera e propria, con una storia lunghissima, piena di fasti tra i suoi stucchi e le sue belle tovaglie. E penso che sia giusto che tu sappia che tra queste sale hanno sorseggiato caffè e tè personalità uniche nella Storia. D’Annunzio ha scritto “a Vucchella” a matita su uno dei tavoli del Gambrinus, di getto, durante una scommessa. La principessa Sissi amava il gelato alla violetta del Gambrinus, e Matilde Serao partorì “Il Mattino” su uno di questi tavolini. Era la prima donna che creava un quotidiano, nella storia.

Proprio per questo suo respiro artistico ed intellettuale, durante gli anni della seconda guerra mondiale venne chiuso dal Regime, in quanto locale antifascista, e solo tanti anni dopo questo triste periodo, la famiglia Sergio è riuscita a riscattare il locale, facendolo tornare alla gloria di un tempo.

E proprio la famiglia Sergio, con Michele, terza generazione Gambrinus, ci ha accolti nel locale, con tutto il calore e l’affetto che soltanto il popolo napoletano sa mostrare. Ci siamo sentite subito a casa, e il signor Gennaro, direttore di sala, ci ha dedicato un’intera ala del locale. Ci ha raccontato degli usi e dei costumi per la colazione di chi visita Napoli. Essere un locale così celebre e visitato, nonchè un caffè letterario, significa essere pronti a soddisfare le esigenze di tutti. L’enorme quantità di stranieri provenienti dai quattro angoli della Terra richiedono altrettanti stili diversi di colazioni. Si va dalla continentale fino alla nostra classica colazione tutta dolcezza, fatta di sfogliate e caffè. Il signor Gennaro ha preparato per noi un tavolo splendido, riccamente servito per darci un’idea di tutti i tipi di colazione che vengono preparati. Tutte queste varianti hanno però una cosa in comune: la qualità delle materie prime adoperate. Non c’è niente che non venga perfettamente controllato, e l’origine di tutti i prodotti è sempre certificata, e controllata. Resto però fermamente convinta dell’idea che un’attività è fatta di persone, e se il Gambrinus ancora oggi è il Gambrinus, è grazie alle generazioni di Sergio che si susseguono, e agli incredibili dipendenti che ogni giorno fanno il loro lavoro con immenso amore.

Parlando con il signor Gennaro è la prima cosa che appare evidente: tre decadi passate all’interno di questo locale, facendo una gavetta lunghissima, partito come “ragazzo del bancone” e arrivato a fare il Direttore di Sala. Qual è il segreto di questo mestiere? Saper essere anche un po’ attori. Tutti hanno bisogno di un sorriso insieme a una tazza di caffè, di una persona che sappia essere discreta, ma affiatata. Il signor Gennaro è tutto ciò.

L’altro grande punto di forza del Gambrinus è proprio la sua posizione nella città. Ne rappresenta semplicemente il cuore, tutto accoccolato attorno all’abbraccio di piazza del Plebiscito.

Il Gambrinus però non è solo un locale dove sorseggiare il caffè, è anche un’ottima pasticceria, da sempre. Non a caso era la pasticceria preferita della famiglia reale napoletana. Stefano, il pasticciere, è un artista delle sfogliate, dei babbà e del pan di spagna. Ne ha dato prova proprio davanti a noi, preparando un’ottima torta con pan di spagna bagnato con maraschino, crema chantilly e fragoline di bosco. La cosa più incredibile è che è stata preparata in un battibaleno, davanti a noi. Neanche il tempo di prepararla che il signor Gennaro l’ha tagliata, e ne abbiamo assaggiate tutte quante noi una fetta, tra il divertito e l’estasiato, perchè le materie prime usate sono davvero di altissima qualità come il locale promette. Sognerò quelle fragoline per almeno i prossimi trent’anni di vita.

E’ stata un’esperienza splendida. Era la prima volta che il caffè si apriva a una realtà social, come lo sono le Colazioniste. Ed era la prima volta che le Colazioniste organizzavano un evento fuori Roma.

Le Colazioniste sono un gruppo di ragazze appassionate di Food Photography che opera principalmente a Roma, dove ogni fine settimana si incontrano in un locale diverso, per parlarne e suggerire sempre nuove interessanti strutture a chi visita la città, partendo dal rito più importante della giornata, la colazione.

Sbarcare al Gambrinus è stata un’esperienza che ha arricchito ognuna di noi. Ci ha colpito tanto l’affetto e la squisita cortesia dello Staff. Ci siamo tutti impegnati al massimo, perchè avevamo tutte un obiettivo comune: raccontare, raccontare al meglio l’amore di una famiglia verso le tradizioni, l’impegno che un amore tanto grande comporta, le responsabilità che una Storia tanto antica chiedono ogni giorno. Tutto ciò però è stato realizzato comunque seguendo le più antiche tradizioni partenopee: sempre col sorriso sulle labbra e la gioia nel cuore.

Ci tengo a dire, in ultimo, che questo post non è stato pagato, nè richiesto. Vedila più come una pagina di diario, una di quelle preziosissime, da custodire gelosamente tra i ricordi più belli, che ho scritto con tutto l’amore e la felicità che questa giornata al Gambrinus mi ha lasciato. 

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