Cappuccino in the Clouds
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Quando i preset diventano un limite

Inizia sempre così, e di solito anche gli epiloghi si somigliano un po’ tutti. Passiamo tutta la nostra “vita creativa” a cercare un nostro stile, un modo di fare fotografia che quanto meno ci rispecchi. Spesso ci facciamo trascinare dalle mode, capita per carità. Iniziamo ad andare alla ricerca sfrenata di un determinato stile da applicare a nostra volta alle fotografie, dopo averlo visto su quel profilo/ su quella pagina. L’altra cosa che capita ancor più spesso, è che finalmente troviamo il preset che tanto ci piaceva. Avevamo cominciato a sognarlo in preda alle crisi di creatività, pensando (scioccamente) che se avessimo avuto quel preset, quelle impostazioni di base anche noi, le nostre foto sarebbero diventate di colpo uniche, iconiche, sarebbero migliorate come per magia. Non è così, anzi, in determinati casi il preset anzichè diventare un modo per ampliare la propria creatività, si trasforma in un drammatico limite. O in un’enorme delusione. Prima di spiegarti perchè, facciamo un passo indietro.

Che cos’è un preset?

Un preset non è altro che una scorciatoia.

Quasi tutti ormai nell’ambito della fotografia, sia professionale che mobile, si affidano al software di casa Adobe, Lightroom. (se non sai di cosa sto parlando, ti consiglio di leggere questo post: cliccami) . I preset nascono proprio per aiutare chi di professione fa il fotografo, e per ogni commissione si trova a dover post produrre tante fotografie. Avendole scattate bene o male tutte nelle stesse condizioni di luce, vorrà andare ad applicare quasi sempre le stesse correzioni alle foto. In questo modo si viene a creare una raccolta di fotografie corrette tutte allo stesso modo, e tutte collegate tra di loro dallo stesso stile. Il preset va proprio a salvare tutti i parametri modificati, li ricorda per te, se li segna, e li fa diventare un file. Quando si andrà nel pannello di Lightroom dedicato ai preset, se il fotografo ha salvato le sue impostazioni, troverà il suo preset, e in questo modo la post produzione sarà molto molto più veloce. Con un click, si vengono ad applicare le modifiche necessarie al file RAW.

Ma oltre ad avere un vantaggio in termini puramente pratici, avere un proprio preset diventa un espediente per creare un proprio stile. Questo è quello che è diventato il pensiero portante di Instagram e della fotografia su questa piattaforma. Avere uno stile è cruciale per riconoscere e riconoscersi. Riuscire a creare un colpo d’occhio omogeneo e armonioso è altrettanto importante per la riuscita di un buon profilo. Tutto vero. 
Non a caso quando capiti sul profilo di qualcuno la prima cosa che guardi è proprio la visione d’insieme, come tutte le fotografie comunicano tra loro. E quando c’è questa mutua comunicazione, siamo invogliati ad aprire le foto singolarmente. E ognuna poi va a comporre un fil rouge che determina lo stile del fotografo. Tutto bello, no? “E allora dove sta il problema?” Ti chiederai. Il problema sta nell’approccio di base che l’iger medio ha con i preset. L’utente medio dimentica (o in alcuni  casi ignora) il fatto che un preset nasce come una correzione da applicare a un determinato scatto, o ad un gruppo di fotografie appartenenti tutte ad una stessa sessione di shooting. 

E allora che succede quando io provo ad applicare lo stesso preset su tutte le mie fotografie, scattate nel tempo, in condizioni di luce molto diverse tra loro? 

E’ proprio qui che nasce il grosso limite di chi applica i preset in maniera asettica, senza conoscere i meccanismi di base che muovono i programmi di post produzione. La fotografia è un insieme di tante cose: la luce che scegli per la tua scena, i colori che abbini tra loro, la composizione che imposti. E non è detto, anzi, nel 90% dei casi accade che un preset che lavora bene in una determinata condizione, si rivela un disastro in un’altra fotografia. Ma perchè? Facciamo un esempio.

Un preset che funziona molto bene al mare, dove c’è una grande dominanza di blu, di azzurri e di arancioni, funzionerà molto male in montagna, dove il colore predominante è il verde. Di solito i preset vanno a correggere tanti parametri, non soltanto le luci e le ombre di una fotografia, ma anche le tonalità in gioco. E ti ricordo che un preset è una correzione, il mio preset per il mare andrà sicuramente a correggere i blu, rendendoli più caldi, più freddi, più accesi, più spenti, dipende da te e da come correggi, ma non per esempio i verdi. Se non avevo verdi nella foto da cui ho preso il preset, il verde non verrà toccato e corretto. Questo per quanto riguarda i colori e le tonalità. C’è poi il fattore luce. L’armonia cromatica la crea anche (e soprattutto) il contesto, le condizioni di luce che scegli per la la tua foto. A volte scattare sempre alla stessa ora aiuta tantissimo, è una condizione necessaria come direbbero i matematici, ma non è sufficiente. Facciamo un altro esempio. Scegliamo un posto: città di mare, scattiamo entrambe la stessa scena. Siamo entrambi in Liguria e decidiamo di fare la stessa foto alle Cinque Terre. Io vado al mattino, tu vai nello stesso identico posto al tramonto. Per quanto proverai ad aggiustare col bilanciamento del bianco la temperatura e la tonalità della scena, la luce sarà irrimediabilmente diversa, e se usiamo lo stesso preset, non otterremo gli stessi risultati. Probabilmente funzionerà per il mio scatto e non per il tuo, o viceversa. Da cosa dipende? Dipende da quali parametri il preset andrà a correggere. Se lui ha memoria di una foto molto illuminata,con ombre dure di mezzogiorno, con tanti rossi e blu, lui andrà a correggere quei colori mantenendoli armoniosi, cercando di ammorbidire le ombre. La tua foto al tramonto? Non funzionerà, perchè hai tonalità più calde, avrai bisogno di correggere gli arancioni, i viola, e probabilmente dovrai chiudere le ombre anzichè aprirle, perchè dovrai creare una bella silhouette. Ripeto, stesso posto, stesso preset, ma diverse condizioni di luce. E ancora, potremmo scattare entrambi alla stessa ora, entrambi a mezzogiorno, entrambi al mare, ma l’effetto non sarebbe comunque lo stesso. Perchè la scena che stai fotografando ha delle sue esigenze.
Ti sembrerà banale, ma anche la stagione climatica fa cambiare completamente la ripresa, perchè il sole si sposta, a causa dell’inclinazione della Terra. E quindi se vai in un luogo d’inverno anzichè d’estate potresti trovarti il sole in una posizione leggermente diversa, che però potrebbe crearti problemi di controluce. Anche questo è un fattore che può sembrare banale, ma non lo è. 

Ma quindi cosa stai cercando di dirmi? Che non devo usare i preset?

Ni. Non ti sto dicendo di non usarli più, ma non ti dirò neanche di farne un’ossessione come fanno molti. Ti posso dare il mio consiglio e raccontarti la mia esperienza, e il mio modo di sfruttare i preset, farti qualche dimostrazione pratica. Ora si, posso. Perchè ti ho spiegato quali sono i vantaggi e i limiti di questi strumenti di Lightroom.

Personalmente, non ho più un preset da un pezzo ormai, perchè come hai potuto ben capire, quello che funziona bene per una scena non è detto che vada bene per un’altra. Generalmente creo un preset per ogni ambientazione, ormai li divido per città, perchè so già in quella città cosa mi aspetta, quali sono i colori dominanti, quali sono le cose che vorrò correggere e quali vorrò enfatizzare. So, per esempio, che Napoli ha una predominanza di azzurro, di arancioni dei vicoli o delle strade, e spesso la luce è molto dura, visto che per mie esigenze scatto in pieno giorno. So quindi che, per esempio, per Napoli vorrò andare a desaturare un filo gli arancioni, e a renderli più luminosi, aprirò le ombre perchè altrimenti sono troppo dure, e così via. Creo il preset di Napoli, e so che più o meno, funzionerà con quasi tutte le scene in città. Eppure, una volta creato, appena cambio orario di scatto, o mi sposto in una zona diversa, sono consapevole del fatto che il preset potrebbe non funzionare e devo aggiustarlo, o ricominciare da capo. Mi dirai “però a Napoli c’è il mare come qualsiasi città di mare. Posso usarlo per tutte le città di mare!”. Bene, ti mostro come il mio preset “Napoli” si comporta ad Atrani, e come ho dovuto correggerlo, creando un nuovo preset che ho chiamato “Costiera Amalfitana”.

Filtro Napoli e Amalfi a confronto. Come puoi vedere, Napoli ha un cielo molto più inteso, quindi tendo a desaturarlo e schiarirlo, così come tendo ad aprire molto le ombre, perchè nei vicoli la luce può essere poca. Tutto questo non si sposa bene con Atrani, la foto è gradevole si, ma troppo sbiadita.

Ancora una volta, puoi vedere la differenza sostanziale tra gli azzurri e gli arancioni.

Terzo e ultimo esempio: una foto scattata a Napoli e che differenza c’è tra il preset Napoli e il preset Amalfi. Nonostante questo preset fosse realizzato appositamente per Napoli, ho dovuto comunque apportare delle correzioni alla fotografia, altrimenti il risultato non era soddisfacente.

C’è inoltre un altro aspetto che per me entra in gioco nell’uso dei preset, ma questo è puramente personale, e deriva dal mio modo di fare fotografia di viaggio o di paesaggio in generale. Se mi segui da un po’, ti sembrerà che le foto si somiglino tutte, che lo stile sia sempre lo stesso. Se però scorri rapidamente il profilo, nell’insieme vedrai che un luogo non è mai uguale all’altro per tonalità e correzioni. Fissarsi troppo su un tipo di correzione a mio avviso porta a svilire la fotografia di partenza, anzichè esaltarla e darle la giusta personalità. Applicare sempre lo stesso preset a luoghi completamente diversi è un appiattimento totale della personalità del luogo, e della fotografia di viaggio. La fotografia è narrazione, e il racconto deve emergere dai colori del posto, dai suoi elementi caratteristici. Siamo noi i narratori, ma dobbiamo imparare anche ad ascoltare cosa hanno da dire i luoghi che fotografiamo, ed esprimere la loro personalità nel modo più giusto. Spero che questo mio (eccessivamente) lungo post ti abbia chiarito un po’ le idee, o fatto aumentare la curiosità sul complicato mondo della post produzione. In ogni caso, un bacione 

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8 Comments

  • Reply
    Cristina
    settembre 15, 2018 at 8:30 am

    Condivido a pieno tutto ciò che dici cara Sara! L’editing non deve essere una gabbia ma un mezzo per valorizzare i nostri scatti, renderli unici. Guardando le tue foto evince tutto ciò. Continua così!

    • Reply
      Sara Pagano
      settembre 15, 2018 at 9:18 am

      Buongiorno Cristina, sono davvero felice di sapere che c’è chi apprezza queste riflessioni, spero davvero di essere d’aiuto a tutti quando mi soffermo su questi argomenti. E comunque grazie per avermi scritta anche qui, significa tanto per me! <3

  • Reply
    Viviana
    settembre 15, 2018 at 8:37 am

    Buondì Sara , ho appena letto l’articolo , davvero sei stata formidabile , la teoria e gli esempi materiali erano combinati perfettamente , la spiegazione davvero genuina e diretta , ho apprezzato molto e porto a casa nuovi insegnamenti e tanto incoraggiamento . Un bacio 😘

    • Reply
      Sara Pagano
      settembre 15, 2018 at 9:17 am

      Viviana non puoi capire quanto mi faccia piacere sentirtelo dire, per me significa tanto. Vorrei che si ritornasse a un uso più consapevole dei social, e a un modo di fare fotografia più genuino. Per me è fondamentale parlare di questi aspetti soprattutto per chi come me ora sta iniziando, e ha bisogno, profondamente bisogno,di avere idee e concetti da cui partire, ma che siano sani. Grazie per avermi scritta anche qui, significa tanto per me <3

  • Reply
    Alessandro Carai
    settembre 15, 2018 at 8:43 am

    Ben detto,Sara! Ad ogni città il suo,ed ad ogni scena i suoi punti di forza! I preset sì,ma con moderazione! E sopratutto sarebbe carino smettere di vedere persone con la pelle rossa o arancione solo per dare risalto ad un edificio a fontana di Trevi o delle Cinque Terre! Grande articolo,come sempre!

    • Reply
      Sara Pagano
      settembre 15, 2018 at 9:14 am

      Ti dirò, alla fine sono arrivata a una conclusione. Il problema non è la pelle aranciata in sè, se è quello il modo in cui quella persona “sente” il mondo, chi sono io per giudicare. Quello che non approvo è lo stereotipo, che limita e paralizza la creatività. Grazie davvero di cuore per aver speso il tuo tempo a scrivermi, sei un amico <3

  • Reply
    Sevina
    settembre 15, 2018 at 11:07 am

    Finalmente qualcuno che lo dice, Sara! Purtroppo molte foto diventano tutte uguali e con questi presets spesso si perde anche il gusto di vedere nuove foto! Già posti, pose e foto in generale stanno diventando più o meno sempre le stesse, se ci mettiamo anche che colori, luci ed ombre sono tutti identici arriveremo presto alla noia! Grazie per aver espresso la tua opinione, lieta che queste cose vengan dette, e tu le dici proprio bene ❤️

    • Reply
      Sara Pagano
      settembre 17, 2018 at 6:50 pm

      Hai dato voce proprio alla mia frustrazione più grande: lo stereotipo. Io per prima mi vedo sempre puntualmente affossata, non è più di moda essere la voce fuori campo, bisogna dire esattamente ciò che dice la massa ormai. La fortuna sta nel fatto che non sono però la sola a cercare ancora la bellezza nella sua accezione più varia. Grazie davvero Sevina per aver speso un po’ di tempo a ragionare con me, lo apprezzo tanto <3

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