Bologna, vista delle due torri dalle terrazze del Duomo
bologna,  italia

Bologna: lettera aperta

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Ciao Bologna, ti ricordi di me? Ci siamo incontrate a fine ottobre.

Ero un po’ arrabbiata lo ammetto, e quando sono arrabbiata e nervosa sono poco incline alla socializzazione e alla bellezza. E un po’ ti ho odiata all’inizio, ammetto anche questo: ti dimentichi sempre di tirare fuori il sole dall’armadio, lo lasci a prendere polvere. Sei fredda a volte, e quando ti gira addirittura metti neve oltre che il broncio. Cerca di capirmi però: ti eri appena presa il mio migliore amico, il compagno dei miei studi e delle mie serate telefilmiche, l’unico che ride sempre quando dico “allons y Alonso” perchè sa di cosa parlo. Ti eri presa il mio fidanzato, il mio confidente e consigliere. Potevo mai essere di buon umore? Ovviamente no. Sono nata sotto il sole di Salerno, ho fatto i primi bagni a Vietri sul Mare, mi riempirei casa di ceramiche blu come il cielo di Napoli, e le strade per me devono essere chiassose e calde come quelle partenopee. E ho sofferto all’idea che avessimo tutto, giù, tranne quello che il mio fidanzato più voleva: l’occasione di diventare il migliore dei chirurghi. E quindi eccoci qua. Non voglio giustificarmi, ma cercare di capirmi, e capirti, e capirci. 

Poi è successa una cosa

e non me la sarei mai aspettata da te. Sono tornata qualche settimana fa, perchè il cuore non conosce distanza, ma la mancanza eccome se la conosce. E hai fatto una cosa sorprendente. Ti sei messa il tuo vestito elegante ben ricamato, di quel bel colore rossiccio, quello delle belle occasioni, che vira al giallo. Ti sei ricordata di tirar fuori il sole dall’armadio, lo hai appeso in città e hai lasciato semplicemente che ti conoscessi, senza filtri e percezioni strane. E mi hai fatto conoscere la tua gente, la tua strana, cordiale, ridanciana gente. 

Bologna, Piazza Santo Stefano al mattino

Come sei bella al mattino, Bologna, quando le attività aprono delicatamente gli occhi senza far rumore. La gente scende in strada come in un carosello muto. Di te mi ha colpito la compostezza, l’operosità, quella nebbiolina leggera che metti sulle cose quando non vuoi mostrarle subito, ma svelarle poco a poco. Di te mi ha incantata la capacità di muovere i fili della luce come in uno spettacolo teatrale: prima gira qui, allunga le ombre là, poi fai un giro intorno alla piazza e trova tutto allineato perfettamente come in un gioco di specchi.

E’ stato strano

trovarsi in una città che non è la tua, ad avere in tasca un mazzo di chiavi che non fossero le tue, quelle di sempre con la cabina blu della polizia inglese. Scendere in strada al mattino chiudendo un portone che sai non essere il tuo, ma prendere subito sicuro questa o quella strada, come se lo sapessi da sempre. A Bologna non si perde neanche un bambino. Ed è vero, hai mantenuto la promessa, hai fatto orientare anche me che con la geografia non sono mai stata granchè brava, e sbaglio anche con Google Maps alla mano.

Bologna, Via Zamboni

Mi hai sconvolta

con la tua vitalità serale. Tutti quei ragazzi con le occhiaie colorate dai troppi sogni da realizzare, con le loro strade sgangherate dalle delusioni e insicurezze. E le osterie, così chiassose, allegre, profumate, dove ci si siede tutti insieme, non importa chi tu sia. Vieni da Roma? Noi da Napoli. Festeggi trent’anni? Noi il fatto che ce la stiamo facendo. Vieni, assaggia la nostra crescentina, sì è proprio buono il passatello che hai preso tu! Ragazzi, un brindisi tutti insieme, non importa dove saremo domani. Stasera siamo qua, domani si vedrà. Buona fortuna anche a te.

C’è sempre qualcosa da fare con te, c’è sempre qualcuno da ascoltare in piazza, seduti per terra a prendere gli ultimi raggi di sole. Mi hai fatto capire che c’è posto per tutti a casa tua: c’è posto per il terrone senza lavoro, per il polacco squattrinato, per il pakistano che vuole solo tirare a campare. C’è posto per l’artista, per il diverso, per l’incompreso. Poi all’improvviso, in piazza, mentre un ragazzo cantava Tu vuò fà l’Americano, alle cinque di una domenica pomeriggio qualsiasi, ti sei fatta più piccola, e hai fatto posto anche a noi.

Non ti posso promettere che sarà per sempre, cara Bologna, non lo farò, sono una donna pratica che non crede a certe promesse. Non ti prometto che sarà sempre bellissimo tra me e te, perchè ci saranno gli alti, le domeniche pomeriggio di sole, ma ci saranno anche i bassi. Il troppo freddo, il troppo caldo, la troppa pioggia, il troppo grigio, il troppo chiasso. Ti posso promettere però che sarà, in ogni caso, sarà.

2 Comments

  • valeria

    Bella lettera aperta. Bologna ha un fascino di vitalità che conquista.l Mi hai lasciato con un dubbio, ti sei trasferita per un po’ a Bologna o hai solo deciso di farci pace per una volta? Chissà che dopo aver preso il tuo fidanzato, Bologna non prenda anche te!

    • Sara Pagano

      Ciao Valeria! Ti dirò, non era iniziata benissimo, ma ha saputo poi subito recuperare e conquistarmi! In verità siccome il mio fidanzato sarà vincolato a Bologna per almeno altri 4 anni, nei miei progetti futuri c’è proprio trasferirmi e raggiungerlo. Non sarà semplicissimo, devo prima di tutto finire i miei studi e poi trovare lì lavoro, ma l’obiettivo è quello. Quattro anni di fidanzamento a distanza, ed arrivare a trent’anni a fare ancora i fidanzatini..non fa per me 🙂

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