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Barcellona: cosa vedere in tre giorni

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Il primo uomo in assoluto che mi ha fatta innamorare di Barcellona l’ho incontrato diverse volte negli anni. La prima volta avevo meno di vent’anni, poi l’ho rincontrato un paio di anni dopo e poi di nuovo in questo periodo. L’ho incontrato mille e mille volte nei suoi libri, non a caso è l’autore spagnolo più amato dopo Cervantes. Sto parlando di Carlos Ruiz Zafòn, che ha descritto meravigliosamente Barcellona, in tutta la sua splendida verità. 

“Considero le città come organismi, come esseri viventi. Per me, Madrid è un uomo e Barcellona è una donna. Ed è una donna estremamente presuntuosa.”

Mappe utili di Barcellona

Cercherò di raccontarti storie, cultura, tradizioni e sentimenti di una città che ha un passato travagliato, e ha dato i natali a personaggi che brillano a distanza di secoli ancora come punte di diamante incastonate nella stessa città. Cercherò di darti tutti quei consigli che avrei voluto ricevere io, per vivere al meglio questa esperienza, cosa che francamente, nonostante i giorni precedenti di preparazione, non sono riuscita a vivere a pieno. Ho deciso di arrivare a Barcellona dal mare, con la Grimaldi, quindi ho avuto un incontro con la città frontale. Se invece decidi di prendere l’aereo, come farò sicuramente io la prossima volta, attenzione già al primo dettaglio: Barcellona è una scacchiera, i quartieri descrivono tanti quadratini che vengono chiamati dai locali “manzane“. Su questo però ci ritorno più tardi e vi spiego che storia folle c’è dietro il quartiere più chic di Barcellona. 

Mappa sintentica della città di Barcellona

Mappa della metropolitana di Barcellona

Cosa vedere a Barcellona

Indice rapido di consulatione

Travel Map by Scott Jessop

Ti lascio una lista rapida da consulare di tutti i luoghi, alcuni non li ho visitati, ma ti consiglio di aggiungerli se hai qualche giorno in più!

  • Collina del Montjuic
  • Fontana Magica
  • Arco di Trionfo
  • Paella alla Barceloneta
  • Casa Battlo
  • ” Mila
  • ” Vicens
  • Parc Guell
  • Sagrada Familia
  • La Cathedral
  • Barrio Gotico
  • La Boqueria
  • Tibidabo
  • Palau della Musica Catalana

1. La collina del Montjuic

Il primo giorno in Spagna è stato veramente intenso, ci siamo messi subito in marcia, con l’obiettivo di vedere quante più cose possibili nel poco tempo che comunque avevamo. Abbiamo optato, per il primo giorno, per la soluzione pullman e cammino a piedi, grazie anche all’aiuto di Marina, una donna del posto che ci ha fatto da guida quella mattina e ci ha accompagnato a vedere alcuni dei posti più caratteristici. La prima cosa che ci ha mostrato è stato proprio il Montjuic. Si arriva a 173 metri di altezza sul livello del mare, e si arriva in quello che viene definito “Il polmone verde di Barcellona“.
In catalano “Montjuic” significa “Monte degli Ebrei“, prende il nome dalla presenza di un cimitero ebraico di epoca medievale, visibile dal porto appena si arriva. Per gli appassionati di Zafon, è qui che è sepolta la mamma di Daniel Sempere.  Il parco è splendido, ricco di giardini e fontane, e troverete anche qualche artista di strada che decide di mostrare la sua arte lì. Il panorama che si gode dalla collina mi ha ricordato tantissimo il nostro castel Sant’Elmo. Anche qui, come a Napoli infatti, trovate sull’altura un castello, visitabile, che offre la vista di tutta la città e del parco.

2. La fontana Magica

​Se siete in Spagna di venerdì/sabato andate assolutamente a guardare, di sera, uno dei suoi spettacoli. La Fuente Magica non è altro che uno spettacolo d’acqua con luci e musica, davvero molto suggestivo. Generalmente iniziano alle ore 21. Siamo ormai scesi dal Montjuic, ed ecco che appare la Plaça d’Espanya. Nel centro della piazza si trova quella che invece viene chiama la Font Magica, progettata da Josep Maria Jujol, in omaggio all’acqua. Ogni gruppo scultoreo rappresenta uno dei mari e degli oceani che bagnano le coste spagnole: il Mediterraneo, l’Atlantico, il Mar Cantabrico. Tutta la piazza risale al ’29, e fu costruita sempre in occasione dell’esposizione. Sempre a Plaça d’Espanya, c’è una vecchia Arena dove avvenivano le corride. In Catalogna i giochi sono banditi dal 2011, ma trovate ancora in piedi le vecchie arene. Alcune sono state trasformate in centri commerciali, altre sono state dichiarate storiche e sono rimaste intatte, ma per fortuna senza tori. 

3. Arco di Trionfo

Se l’Esposizione del 1929 ha visto nascere plaça d’Espanya e tutto la bellissima zona del Montjuic, quella 1888 regalò alla città uno straordinario arricchimento della zona del Born e del Parco della Cittadella. E’ qui infatti che si trova l’Arco di Trionfo catalano. Marina ci raccontava che quest’arco è speciale. Non commemorava nessuna battaglia, nessuna guerra, nessuna vittoria militare. E’ un arco che celebrava il progresso artistico, lo sviluppo scientifico ed economico che in quegli anni stavano per arrivare in città grazie all’esposizione universale. Riuscite a pensare a una vittoria più bella? Il parco della cittadella è bello, vale la pena passeggiare in questa zona verde, ma per chi è appassionato di fotografia, architettura e così via, una passeggiata sotto l’arco è veramente d’obbligo. L’Arco aveva la funzione di ingresso all’Esposizione Universale. 

4. Gaudì

Uno dei personaggi che ha fatto la storia di Barcellona è stato Gaudì. Ad oggi non è possibile visitare la sua prima casa privata realizzata, Casa Vicens, in quanto è sottoposta a lavori di ristrutturazione. Ti lascio immaginare il dispiacere con cui sono arrivata a destinazione e mi sono trovata davanti ai miei occhi un’impalcatura impenetrabile. Si possono comunque visitare le altre meravigliose opere che l’architetto ci ha lasciato, come ad esempio Casa Batllo, i lampioni di Plaça Reial, Parc Guell e la Sagrada Familia. Partiamo però da un Gaudì che è ormai già un architetto affermato, ha costruito già casa Vicens, si sta facendo strada a Barcellona diventando uno dei più popolari architetti dell’epoca. Proprio in quel periodo gli viene commissionata la riprogettazione di un blocco di appartamenti situata a Passeig de Gracia, appartenenti al facoltoso industriale Josep Batllo.

5. Casa Battlo

Il risultato finale del lavoro di Gaudì per l’industriale è casa Batllo, grande capolavoro di architettura e design. Si pensa che Gaudì si sia lasciato ispirare dalla leggenda di San Giorgio e il Drago per disegnare la facciata della casa.  Tutto della casa sembra richiamare questa leggenda. Le colonne che sorreggono i balconi sembrano le ossa snelle delle povere ragazze sacrificate, i balconi sembrano essere i crani delle vittime, a formare una sorta di ossario. Non a casa il soprannome della casa è “Casa delle Ossa“. E la spada? Quasi complicata da scorgere, è il comignolo del tetto, con la croce a sei punte e sembra penetrare nel dorso del grande mostro. Andando di primo mattino non abbiamo trovato file lunghissime, siamo entrati nel giro di una ventina di minuti. Ci hanno fornito uno smartphone e delle cuffie per poter vivere a pieno l’esperienza grazie alla realtà aumentata.

6. Casa Mila

Erano anni di benessere, in cui gli architetti in Spagna sembravano fare a gara a chi disegnasse le opere più belle e stravaganti, delineando quello che venne chiamato “Modernismo Catalano“. Quando il signor Mila si sposò, colpito dalla bellezza del lavoro di Gaudi con casa Batllo, chiese anch’egli all’architetto di occuparsi del suo palazzo, dandogli la massima libertà, nessun limite economico, solo la condizione di creare qualcosa di straordinario. I lavori cominciarono subito, Gaudì già in quel periodo era molto religioso, e attribuì alla casa una profonda religiosità: si notano le scritte “Ave Maria gratia plena“, la rosa, e la M della vergine del Rosario. La casa era però come sempre ispirata alla Natura, sembrava una cava di pietra, una parete di montagna scavata ed erosa dall’acqua, da qui il nome dispregiativo con coi all’epoca fu chiamata La Pedrera.  La sua forma armoniosa e ondulata rispecchia la convinzione di Gaudì: 

“La retta è la linea degli uomini, la curva è la linea di Dio”.     

I lavori comunque furono lunghi, estenuanti, accentuarono i malumori tra Gaudi e il signor Mila. La rottura finale si ebbe quando furono tolte le impalcature e Gaudi dichiarò di dover ancora completare l’opera, ponendo sulla sommità del tetto una statua della Vergine con gli arcangeli. Il signor Mila non accettò, e già scontento della Pedrera, chiuse definitivamente i rapporti con Gaudì. E lui decise di dedicarsi completamente solo alla Sagrada Familia.

7. Sagrada Familia

Non si può andare in Spagna e non visitare il Tempio Espiatorio della Sagrada Familia. A tal proposito, propongo una descrizione che ne fa Zafon tramite uno dei suoi personaggi: ❛ Senza meta prefissata, i miei passi mi guidarono fin su al cantiere del tempio della Sagrada Familia. Da piccolo, mio padre a volte mi aveva portato per contemplare quella babele di sculture e porticati che non riusciva mai a spiccare il volo, come se fosse maledetta. Mi piaceva tornare a vederla e verificare che non era cambiata: la città non smetteva di crescerle attorno. Ma la Sagrada Familia rimaneva in rovina dal primo giorno.❜

Gaudì ha vissuto qui i suoi ultimi anni e qui è sepolto, nell’opera che gli ha dato e tolto ogni cosa, il tempo e anche la vita. Uscendo dal suo cantiere, sporco e impolverato, stanco e pensieroso, fu investito dal primo tram installato a Barcellona, morendo tra i mendicanti e senza soccorsi, scambiato per un barbone.
Viene chiamato da tutti l’Architetto di Dio, proprio lui che non osava mai rapportarsi a quel Dio in cui credeva. Quando la Sagrada Familia sarà conclusa, nel 2026, centenario della morte del suo architetto, sarà alta 170 metri, tre metri più bassa del Montjuic, per volere dello stesso architetto, che dichiarò testualmente: ❛ Il lavoro non può superare quello divino, quindi la Sagrada Familia sarà alta 170 metri, tre metri meno dell’altezza della collina di Montjuïc.❜ 

Consigli per visitare la Sagrada Familia

Ho potuto visitarla purtroppo solo esternamente, in quanto sono stata in Spagna durante la settimana santa. Non c’era la possibilità neppure di fare la coda chilometrica sotto al sole, che già i primi di aprile era un bel sole caldo. Siamo dovuti andare via a mani vuote, senza poter entrare. Per poter entrare, era richiesta la prenotazione online la settimana prima per quella successiva. Insomma, capite perchè vi dico che è fondamentale prenotare tutto? Oltre al fondamentale aspetto di recuperare tempo prezioso ed evitare code infinite, c’è anche l’aspetto comodità: evitare di fare una scarpinata a vuoto e rischiare di non poter entrare.  Ultimo Consiglio, questo fondamentale. Raggiungete la Sagrada Familia in metropolitana, c’è proprio la fermata “Sagrada Familia” , uscite dalla metro e cercatela. Chi c’è già stato capirà immediatamente, chi ci andrà e seguirà questo piccolo consiglio credo mi ringrazierà. E’ fondamentale per capire il peso di questo monumento. 

8. La Cathedral

Mangiamo una cosa al volo, e decidiamo di avventuararci per le Ramblas, e di trovare la Cattedrale della Santa Croce.  Siamo nel cuore del Barrio Gotico, il quartiere medievale di Barcellona. La Cattedrale della Santa Croce è una chiesa antica, le sue fondamenta sono romane, e su queste poi, nel 1046, dopo la distruzione da parte dei Mori, fu ricostruita come si presenta oggi. 
E’ una chiesa gotica, sembra quasi di entrare a Notre Dame de Paris: gargoyle, guglie altissime e navate buie e molto alte, illuminate solo dai grandi rosoni e dalla cupola posta quasi si all’ingresso. E’ una chiesa ricchissima, in cui si trovano una trentina di cappelle laterali splendide, ricche di ogni genere di forma d’arte. La visita è gratuita dopo le ore 17, mettetevi buoni in fila e attendete in piazza che vengano aperte le porte. E’ invece a pagamento la visita ai terrazzi, da dove potete ammirare le guglie e il panorama splendido della città. 

9. Barrio Gotico

E’ questo il cuore più vecchio di Barcellona, che batte ancora con i rintocchi di un tempo andato, in cui la stessa Barcellona ancora non esisteva. Esisteva un piccolo castrum romano, chiamato Barcino, chiuso tra mura che resteranno in piedi per secoli, a causa di un ordine che vietava di costruire oltre le mura. E’ qui che si trova la chiesa della Santa Croce e un dedalo diviuzze che sfociano in una moltitudine di piazze. Io per prima no le ho viste tutte, a causa delle continue soste in questo o quel vicolo, dove trovate artisti di strada, intrattenimento e architettura gotica che di sera francamente mi ha messo i brividi. Da visitare assolutamente però, perchè è qui che trovate i pub più estrosi, il museo delle cere e Plaça Reial, in cui sono presenti i lampioni disegnati da Gaudi, che sembrano, di sera, essere vivi oltre che illuminati. Restando nel Barrio, in cerca di un locale dove mangiare qualcosa e passare la serata, infilatevi nei vari vicoletti, e perdendovi cercate un locale che si chiama “Il bosco delle Fate” (prima di perdervi, cercate su TripAdvisor, non perdetevi veramente, e occhio sempre ad eventuali borseggiatori) . E’ un posticino veramente particolare, scoperto grazie a una ragazza su Instagram. I vostri consigli non sono mai stati più preziosi. 

10. Parc Guell

E’ ormai Patrimonio UNESCO. Fino a pochi anni fa era gratuito, ora è a pagamento, si dice che siano stati i catalani a spingere affinchè diventasse patrimonio dell’umanità e a pagamento. Voluto fortemente dal signor Guell, quest’ultimo voleva creare una città giardino a nord di Gracia, il quartiere bene di Barcellona, dove si potesse vivere a contatto con la natura. L’idea di Güell non riuscì a decollare: nessuno era interessato a comprare una villa in una zona così remota di Barcellona. L’unico che comprò una villa fu proprio Gaudì, che ci ha vissuto per brevissimo tempo, per poi trasferirsi nel cantiere della Sagrada Familia.
Qui ho preso il secondo epico “bagno” catalano. Eravamo disposti a fare una fila immensa sotto al sole delle tre del pomeriggio, pur di entrare e visitare il parco, ma ahimè, sempre Semana Santa, sempre folla ovunque. Il parco è diviso in due zone, la prima è gratuita, si può entrare e visitare tranquillamente. C’è poi la seconda parte, più spettacolare, detta appunto Monumental a pagamento, il biglietto costa solo 7 euro, ed è prenotabile online. Consiglio di prenotare, per non fare la mia tristissima fine e sopratutto quando inizia l’estate, per evitare file immense sotto al sole. L’organizzazione è molto rigida: entrano soltanto 800 persone all’ora.

11. La Boqueria

La Boqueria è il mercato più famoso di Spagna e il più grande della Catalogna. È anche uno fra i più antichi, nato alle porte della città nella piana del Plan della Boqueria per non pagare le tasse sulle merci. La Boqueria rispecchia a pieno la mia idea di cibo, spesa e cucina. Si trova di tutto, dalla frutta, al pesce ai cuoppi di carne. Si fa la spesa, o si decide di sedersi ad uno dei banconi e mangiare così. La Boqueria è un esplosione di colori, di cibi, abbiamo trovato razze di pesci che qui sono anche abbastanza rare, ci siamo fermati a mangiare un cuoppo, a bere uno dei famosi frullati diventati il simbolo della Rambla e siamo usciti dal mercato estasiati.

12. I palazzi

Il secondo grande consiglio che mi sento di dare agli appassionati di fotografia che visitano la Spagna è : guardatevi attorno, non distraetevi mai, guardate ovunque, anche dove non vi aspettate di trovare niente. E’ lì che succede la magia, e trovate la seconda grande forma d’arte spagnola. Quella urbanistica. 

I palazzi in Spagna hanno storie, portano nomi inusuali e conservano le glorie di tanti grandi uomini del Paese, che si sono fatti una fortuna grazie al loro semplice talento o alla fortuna. E poi hanno sperperato tutti in palazzi maestosi. Guardate ovunque. Un palazzo che io non ho fatto in tempo a visitare ma vi consiglio assolutamente è la Casa de Les Punxes , la casa delle Pulci, edificio progettato dall’architetto modernista Josep Puig che si trova sull’Avigunda Diagonal, ed è Monumento Storico Nazionale. Non si può visitare l’interno se non sbaglio, ma è troppo inusuale e merita uno sguardo.

Come muoversi a Barcellona

  • Metro: Ho scelto la metro per i miei spostamenti, e fatto i ticket ai totem (1 corsa = 1 euro). Barcellona è divisa in zone, tutta la Barcellona turistica è compresa nella zona 1. Io optai per il biglietto t-10 viaggiando col mio fidanzato. Costa 10 euro appunto ed è valido per 10 viaggi, si compra direttamente ai totem, che sono molto semplici da usare. La cosa comoda è che sono multipersonali, infatti il mio biglietto t-10 l’ho diviso con Enzo, visto che viaggiavamo insieme, basta semplicemente obliterarlo due volte.
  • Hola BCN: E’ l’abbonamento per i turisti. Esiste da 2, 3, 5 giorni. Ovviamente con l’aumentare dei giorni aumenta il costo dell’abbonamento. Sono inclusi  la metro e il bus 46 che vanno dall’aeroporto al centro della città (l’aeroporto infatti è l’unica cosa che non fa parte della Zona 1. Dovreste fare un biglietto a parte, con la Hola risparmiate questa seccatura).
    La potete comprare online dall’Italia, e una volta arrivati la potete ritirare o all’Aeroporto oppure a Piazza Catalunya.
    Per chi è under 25 come me è assai più conveniente questo abbonamento, non parleremo proprio della BCN Card , perchè in realtà se siete studenti,ho un altro consiglio per voi.
  • Badge dello studente: Mostrando infatti la tessera quando sarete alle attrazioni, otterrete sconti abbastanza vantaggiosi. Prenotate online le singole attrazioni dalle varie pagine ufficiali ( le pratiche sono molto fattibili e veloci, basta stampare l’avvenuta prenotazione e potrete saltare code kilometriche e avere soprattutto la certezza di poter visitare i vari monumenti.)

Vivere Barcellona

In Spagna sono scrupolosi, precisi. Molti monumenti ormai sono di proprietà privata. Per esempio La Pedrera è di proprietà della Chupa Chups. Questo significa sicuramente avere biglietti più cari, ma allo stesso tempo uno zelo nella gestione dell’opera stessa non da poco. A fronte della spesa verrete seguiti e guidati lungo le vostre visite. Stiamo parlando di opere che richiedono fondi veramente cospicui per essere mantenuti, e rendere possibile la visita a MILIONI di persone. La Spagna è bella, spero di riuscire a tornare per vedere quello che non ho potuto. E’ un Paese che ha fatto del progresso e del turismo la sua carta vincente. Il rinnovabile è una realtà da loro. Le metro sono veloci e ben collegate tra loro. La gente è molto fiscale, ci tiene alle regole, stradali e non. Vi consiglio assolutamente di seguirle, che sia un semaforo rosso o qualcosa in più.

Partiamo?

La mia guida a Barcellona finisce qui, non ho più nient’altro da dirvi se non di fare le valigie e andare a vivere la città più straordinaria, ricca e meravigliosa che io abbia visitato. Sperando che il prossimo viaggio non sia tra due anni alla prossima laurea (perchè francamente ora come ora non resisterei due anni interi senza viaggiare). Spero di poter condividere presto con voi un’altra esperienza del genere. Nu bacione. 

2 Comments

  • Martina

    Ecco, il tuo articolo capita proprio nel momento giusto, a luglio andrò un weekend a Barcellona e non posso far altro che segnarmi tutti i posti che hai elencato! Poi, da appassionata di mercati, non posso che fare un salto alla Boqueria, ho già l’acquolina in bocca 🙂

    • Sara Pagano

      Ciao Martina! Barcellona mi è rimasta nel cuore e sono certa che sarà lo stesso anche per te! Fammi sapere poi al tuo ritorno tutto tutto del tuo viaggio, cosa ti è piaciuto e se la guida è stata effettivamente utile! Un abbraccio 🤗

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